Su di me ci sono tr4cc3 di: Cyberpunk, Fotografia, Fumetti, Rush, Milan, William Gibson, Photoshop, Beatles, Don Vito, Corleone, Bruce Sterling, Nuoto, Presunzione, Flash8, Montaigne, Togo, Disegno, Pigrizia, J.G.Ballard, Sviluppo Sostenibile, Exogini, Creative Commons, KenShiro, P2P, Corrado Augias, Referendum Farei volentieri a meno di: Copyright, Studio Aperto, Lucignolo, Inter, Generalizzazioni, Major Discografiche, Major Cinematografiche, Micheal Shumacher, Moda, Chiamarla pirateria, Stefano Accorsi, Pavel Nedved, S.I.A.E., Scarpe a punta, I fratelli Muccino, la mia paura di sbagliare, Materazzi
Che tristezza che mi fa vedere questo blogo dimenticato. Sarà il tempo (che non ho più) il problema? La voglia? Le cose da dire? Forse tutto. SSto cominciando a credere che sia meglio voltare pagina. Un'altra volta. Cambiare aria. Non voglio chiudere niente, solo mettere questo da qualche parte, e cominciare qualcosa di nuovo. Un po' più sensato. Ma ne vale la pena? Ho davvero qualcosa di nuovo da cominciare? Non ho ancora risposte, ma sto iniziando a cercarle. Ma a voi che importa di tutte queste menate? Che tra l'altro, per dirla tutta, mica mi tengono sveglio la notte. Suona solo come un'avvertimeto a queste pagine, un pre-saluto in vista di un cambiamento imminente. Tutto qua.
Nel frattempo provo a scrivere con disinvoltura cose che tempo fa avrei postato all'istante. Sono stato a tre concerti in tre settimane. Un live alla settimana e nell'ordine:
ieri 23 ottobre: RUSH - forum di Assago Li aspettavo con ansia, e mi hanno regalato uno show di tutto rispetto. Luci, laser, fiamme e fuochi d'artificio. Tre ore di musica. Ma anche un po' di amaro in bocca. Una scaletta deludente, con troppi pezzi dell'ultimo album, e poco, troppo poco, spazio per i classici. Non si fa così. Eh no. I classici cari miei, si fanno tutti. Sempre.
martedì 16 ottobre: Gwen Stefani - forum di Assago e che ci facevo lì io? bhe, quando i biglietti gratis chiamano mai negarsi. Non è stato un granchè. Curioso, niente più. Carine le coreografie coi ballerini, il palco niente male, e la G gigante e luccicante non era male. Ma forse vedere i No Doubt sarebbe stato tutta un'altra cosa. In fondo di Madonna ce n'è una sola.
giovedì 11 ottobre: THE ARK - Music Drome Incredibili. Fantastici. Spassosi. Concerto meraviglioso. In assoluto il più divertente che abbia mai visto. Cantare, saltare, sudare, e ridere insieme a quel gayone di Ola Salo è stato superbo. Peccato solo per il poco pubblico. Meriterebbero più seguito questi svedesi che ti fanno tanto divertire, grazie soprattutto al grandioso frontman, un'incrocio perfetto tra Freddy Mercury e Dave Gahan. E credetemi, non ho paura di esagerare dicendo questo. Andateli a vedere live e poi mi dite.
Finito. Un saluto da questo luogo con la spada di Damocle sulla testa.
Le vacanze sono finite. Di loro vi parlerò poi, magari su Flickr. Qui voglio esprimere solo un concetto che ho elaborato solo in questo istante. Leggendo le ultime notizie. Ho ritrattato alcune cose che pensavo di una persona resa famosa da alcuni scandali italiani.
Fabrizio Corona è la cosa più Ballardiana che questo paese può permettersi. Fa bene a fare tutto quello che fa. E' il prodotto più lucido e splendente della lobotomia collettiva.
Se non conoscete J.G.Ballard e i suoi ultimi 5 o 6 romanzi non credo riusciate a cogliere il senso di questa affermazione. E io, non ve la so argomentare.
Mi accingo a fare il post più striminzito del modo, solo per auguravi buone vacanze. Io parto per un paio di settimane, ma probabilmente ne starò via tre. Non credo che in molti sentiranno la mia mancanza su questo blog, vista la frequenza di postaggio degli ultimi mesi... Buone Vacanze lo stesso a tutti.
Si vorrebbe gridare. Si vorrebe gioire. Si aspettava di poterlo fare. Ora si può. E chi vuole lo può fare con lui. Il solo cronista rossonero capace sempre di emozionarci tutti. E allora gridiamo tutti con Te Carletto!
Dalla sconcertante situazione italiana attuale, evidenziata da eventi come questo Family Day si può uscire in solo due modi. Estremi. Estremissimi, ma terribilmente coerenti. Che comunque apprezzerei. Almeno per la coerenza, ripeto. Mi rifaccio al Sig.Grillo e all'osservazione di una conoscente per le due proposte:
1. O si ritorna all'italia divisa, piccoli regni autogovernati, graducati e principati (granducato degli Agnelli, principato Berlusconi, regno delle due Camorre, Repubbliche Sovietiche di Emilia e Toscana, ecc...) Staremmo tutti meglio.
2. Oppure che tutta l'italia venisse annessa allo Stato del Vaticano. Tanto i cardinali ormai fanno politica meglio di Prodi and Co. Non più Italia quindi ma Stato Pontificio, sarebbe molto più coerente.
Quesito rivolto agli esperti di lingua italiana, sia sotto gli aspetti grammaticali che etimologici. Quale e perchè la differenza tra la desinenza -zione e -mento? Insomma data una parola qualsiasi, ad esempio "parappapà", perchè essa diventa parappapamento o parappapazione? Considerando che tutte le parole -zione possono anche esistere in -mento e viceversa! C'entrano il greco e il latino? E' solo una regola grammaticale che dipende dalla lettere subito antecedente alla desinenza?
Vi chiedo cortesemente di risolvere questo mio dubbio amletico. Solo perchè non ho voglio di cercare la risposta in Google. Grazie.
Con un ritmo degno della miglior tartaruga tento di tenere in vita tutti i frammenti caleidoscopici della mia esistenza sulla rete. Dopo essermi occupato di flickr passo a questo blog. Bhe, sono lontani i tempi dove postavo frequentemante, ora aggiorno queste pagine solo per dirvi che sono tornato da Dubai. Ci sono stato 14 giorni per lavoro e avuto modo di visitare un poco questa falsa città. Una macchia di modernità deviata spalmata fra le dune del deserto. Grattacieli e centri commerciali collegati da svincli autostradali sono i riflessi di una società consumistica imitata e riprodotta. Un'oasi di acciaio cemento e vetro già tramutatasi nel nuovo paradiso fiscale del mondo intero. La svizzera ha le ore contate. Qui stazionano i fondi di tutte le società più importanti del mondo. Se la Terra avesse un conto in banca, quella banca sarebbe Dubai. L'ottanta percento delle persone che incontri a Dubai, sono lì per lavoro. La chiamano la Disneyland per adulti perchè ogni cosa costruita serve al business, e le attrazioni sono lì per allietare i viaggiatori per lavoro nelle loro pause caffè. Gli sport club, gli shopping mall, le piste da sci al coperto, i parchi acquatici, sono giocattoli per uomini in giacca e cravatta. Un quarto delle gru mondiali sono a Dubai, costruiscono grattacieli, la silicon City, l'International City,la Sport City, Dubailand, il più grande parco divertimenti del mondo. Mostri di metallo che attuano una desertificazione al contrario. Non a caso questo paese musulmano è il più tollerante del mondo in ambito religioso. Puoi incontrare donne col burka che fanno shopping con amiche in minigonna, ragazzi arabi con tunica bianca e cappellino da baseball, bambine con velo nero in gruppo con ragazzine pronte per la discoteca della domenica pomeriggio. L'emiro più furbo del mondo ha costruito il suo impero nell'unico emirato dove il petrolio scarseggia, ha deciso di attirare l'information technology e la finanza, di sfruttare il turismo, in barba a tutti gli altri che bevono petrolio a colazione. E ancora lo venerano nei gigantesci cartelloni che trovi per strada. La costa dalla spiaggia caraibica sembra uscita da una puntata di Beverly Hills 90210, casette basse e boulevard losangeliano, stradine che portano suv direttamente in spiaggia, e tutto pulito come in serial tv. C'è anche la zona vecchia, per i nostalgici, per chi vuole vedere qualcosa di caratteristico. Per chi vuole andare allo zoo e vedere "com'era una volta". Il creek è un'insenatura naturale che spezza in due la città, e per qualche chilometro sembra ancora un villaggio di pescatori. I suk, le viette di mercatini, i puttanieri che cercano clienti fin dalle undici del mattino, i buttadentro stressanti delle botteghe, creano un'area protetta. Un'oasi nell'oasi. Una zona paradossalmente vera che diventa finta. Cos'è più vero nella DisneyLand per adulti? Il vecchio che rimane nascosto, o il finto che la perversione del vero ha costruito? Questa è Dubai, che si affaccia sul mondo fiera della sua ricchezza kitsch.
Sono cambiate un po' di cose dall'ultima volta che ho provato a fare un bilancio autogestito di questa parentesi virtuale in continuo loop nel web. Non sono più capace di approcciare all'esistenza on line scardinandomi completamente da quella offline. L'ho già visto succedere ad altri blogger, e per tutti è stata l'anticamera della chiusura o dell'abbandono. Non ne ho nessuna intenzione, ma è evidente che la mia nuova felice esistenza, iniziata proprio tra i bytes di questo spazio, sta plasmando un sacco di cose. Sono davvero felice di questo. Di solito si sente parlare di come le identità reali tendano ad entrare nel mondo virtuale, perdendo pericolosamente il senso di sè, cortocicuitandosi con le identità virtuali. In un certo senso a me è successo il contrario. Parte del mio mondo virtuale è uscito dallo schermo del computer, mi si è materializzato attorono e ha iniziato un processo di plasmatura dell'esistenza. Una creatura deliziosa fiorita tra le pagine html, capace di installarsi nel mio sistema operativo, ha felicemente modificato la mia vita. Da tutto questo ho capito come molte cose che si dicono sulle comunicazione via internet tra persone lontane sono superficiali. Il luogo comune, che vede lo schermo un congelatore dei rapporti umani, andrebbe smentito. Nel relazionarsi a persone nuove ci si scontra inevitabilmente con gli schemi comportamentali che il contesto ci ha creato attorno; un'identità virtuale, se costruita con la dignità umana di chi la governa, permette di prescindere da tutto ciò. Non sono solo le distanze chilometriche ad essere abbattute, ma anche quelle percettive. Essere soli in una stanza a parlare con un contatto in rete può creare un'intimità confidenziale che nella realtà non potremmo vantare di avere se non dopo lunghi periodi di frequentazioni o situazioni particolari di affiatamento. Io sono del parere che ogni nuova capacità che l'umanità sviluppa, grazie alla scienza o alla tecnologia, non può che migliorare la condizione generale di vita. Almeno solo potenzialmente. Poi ogni cosa ha il suo lato oscuro. Sta a chi le usa, scegliere a quale lato delle cose guardare.